No al Centro commerciale: abbiamo scritto alla Giunta di Abbiategrasso

centrocommercialeEssedueMemorie e osservazioni indirizzate alla Giunta comunale di Abbiategrasso in merito al Piano Attuativo ATS2 proposto dalla società Essedue srl in comune di Abbiategrasso.

Il circolo Legambiente “Terre di Parchi” con sede ad Abbiategrasso, in merito  alla verifica di conformità e alla possibile adozione da parte di codesta Giunta comunale del Piano attuativo proposto nel mese di agosto 2015 dalla società Essedue srl nell’area ATS2, che prevede tra l’altro una struttura commerciale e altre edificazioni di notevole impatto ambientale e paesaggistico in aree tutelate, desidera presentare le seguenti memorie e osservazioni a tutela degli interessi diffusi che questa associazione persegue come proprio scopo sociale:

Abbiategrasso avrà mai quel centro commerciale che da almeno quindici anni incombe sull’area dietro l’Annunziata, il cosiddetto ambito ATS2? Noi ci auguriamo di no, nel bene della città e del suo territorio, ma abbiamo l’impressione che potremmo essere vicini a una fase decisiva. Desideriamo quindi ripercorrere alcuni punti salienti di questa vicenda per fornire degli elementi di decisione visto che non è ancora possibile fornire osservazioni formali.

La Giunta comunale può infatti ancora rigettare il progetto tenendo fede al proprio programma politico e finalmente cambiare il piano urbanistico restituendo quell’area alla città, o accettare il progetto di cementificazione di 36 ettari di aree agricole causando un contraccolpo mortale al commercio di vicinato che tiene in vita il nostro centro cittadino. La via di mezzo – contrattare un progetto commerciale più piccolo – farebbe solo il gioco dell’immobiliare e non della città perché comunque deturperebbe il paesaggio e la storia di quel luogo e rimarrebbe aperto il tema dell’enorme area dismessa dell’ex Siltal (la parte edificata dell’ambito è di 13 ettari), oltre che sconfessare i percorsi di ascolto della cittadinanza attivati per la revisione del Piano urbanistico (variante del PGT attualmente in fase di VAS), con sicure ripercussioni del piccolo commercio e sulle prossime elezioni politiche.

 

La svolta che ha destabilizzato una lunga quiete è arrivata con la giunta Arrara che, sbandierando l’intenzione di vietare qualsiasi centro commerciale, si è presentata troppo minacciosa, addirittura promettendosi di salvaguardare l’area umida e crearci un grande parco urbano dell’Annunciata. E quindi ecco presentarsi avvocati, ricorsi al Tar e ruspe dell’immobiliare bergamasca per eliminare qualsiasi cosa potesse mettere in pericolo l’alto valore fondiario di quell’area che monetizza un sacco di quattrini nei bilanci di qualche Spa.

La partita sarebbe stata chiusa presto a vantaggio del Comune se nel frattempo avesse approvato il nuovo piano urbanistico – la prima di delibera di avvio del procedimento risale al dicembre 2012 – ma invece a distanza di quasi tre anni siamo ben lontani da quell’obiettivo. E quindi la partita si gioca con le vecchie regole scritte da chi voleva quel centro commerciale e tutto il corollario di palazzi. Una partita che si svolge a porte chiuse tra Giunta e Immobiliare Essedue mentre fuori, ironicamente, i cittadini vengono impegnati su tavoli di partecipazione a ideare e disegnare la nuova città che vorrebbero, quasi a volerli distrarre dalle grandi trasformazioni in corso d’opera: centro commerciale, superstrada/tangenziale per Malpensa, nuova piscina, ZTL, ex Golgi. Tutte opere che invece avrebbe senso discutere a livello pianificatorio nel nuovo Pgt perché fortemente interconnesse. Ricordiamo ad esempio che il raggio di influenza di questi enormi magazzini vien calcolato in un raggio di almeno 30 minuti dalla loro sede. Proviamo a pensare all’enorme bacino di utenza che potrebbe gravitare sulla città a un passo dal centro… Possibile che l’Amministrazione  voglia davvero sprecare l’occasione del nuovo PGT, varando un piano che ratificherà decisioni già prese in altra sede, vanificando percorsi di coinvolgimento che durano da anni (pensiamo anche all’esperienza dei comitati di quartiere…).

In conclusione, certe affermazioni – lette sulla stampa locale – in merito alla possibile trattativa con l’immobiliare o all’approvazione ineluttabile del progetto, ci preoccupano molto. Sarebbe auspicabile inoltre che il Comune smentisse quei 15 milioni di oneri che verrebbero incassati come moneta sonante. È una somma che ha destato fortissime perplessità negli addetti ai lavori che abbiamo contattato e quindi una verifica tecnica pubblica gioverebbe all’equilibrio di questo confronto, che invece viene sempre giocato con gli argomenti e i ricatti economici delle parti interessate ai progetti di edificazione di questa città.

L’idea di un centro commerciale e residenziale è un autentico spregio all’eccezionalità di quei luoghi dominati dalla bellezza di beni paesaggistici tutelati come il complesso monumentale dell’Annunziata e il Naviglio Grande, a cui si aggiunge il reticolo delle rogge storiche Coria e Cardinala, con gli annessi manufatti idraulici storici, l’area umida vincolata dal Ptcp, la zona degli ex orti dell’Annunziata, i circostanti campi coltivati a risaia e tutto quanto compone una delle porte di ingresso della città. 

Vuole davvero questa Giunta aprire le porte alla cementificazione della sua storia e del suo paesaggio? Senza peraltro risolvere il problema dell’enorme area dismessa che insiste sullo stesso ambito, l’ex Siltal adiacente all’Annunziata?

Se è questo che intende fare, adottando il Piano Attuativo e quindi ponendo il primo mattone della lottizzazione più grossa che si sia vista negli ultimi anni ad Abbiategrasso, questa associazione valuterà di procedere in tutte le sedi alla difesa dei valori ambientali e paesaggistici che verranno violati in tale area, agendo con la consueta coerenza e trasparenza che dovrebbe caratterizzare qualsiasi processo che interessa il futuro del nostro territorio.

Abbiategrasso, 21 settembre 2015

Aggiornamento: con delibera di Giunta del 5 novembre 2015 il Comune ha respinto il progetto di centro commerciale, anche in forza del vincolo vigente sull’area umida di viale Paolo VI previsto dal PTCP della Città Metropolitana di Milano.

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