A DIFESA DEL PARCO CARDUCCI E DELLE AREE VERDI DI ALBAIRATE

Il circolo di Legambiente “Terre di Parchi” e il gruppo culturale albairatese “La cas(s)etta del Pomodoro maturo” si ritengono pienamente soddisfatti del buon esito della manifestazione di domenica 21 ottobre, congiuntamente organizzata, che si prefiggeva lo scopo di contrastare il progetto dell’amministrazione comunale di Albairate volto a realizzare un complesso residenziale all’interno dell’attuale parco pubblico “Carducci” e di informare i cittadini sul futuro del parco stesso nonché di alcune aree ancora a verde che, nel prossimo PGT, subirebbero la trasformazione da agricole a residenziali.  

L’evento ha avuto luogo nella piazza a lato della Chiesa con raccolta delle firme per una petizione da presentare all’amministrazione a cui è seguita una visita all’esterno del Parco Carducci dove le posizioni dei promotori dell’evento sono state ampiamente illustrate e, grazie anche alla presenza del Sindaco e dell’Assessore all’urbanistica, è scaturito un contraddittorio vivace e partecipato, utile a capire le diverse opinioni in essere. Oltre a una cinquantina di cittadini, erano presenti due agronomi del circolo Legambiente i quali hanno definito l’area “di grande pregio”, assimilabile a un orto botanico di qualità rare, dato che in poco spazio sono a dimora da tempo molte specie arboree sia autoctone sia extra europee: faggio selvatico, tigli, noci americani, platani, pioppi neri di 50 anni e di 30 metri di altezza, e inoltre cedri atlantici e gelsi. Alcuni di questi, potrebbero essere considerati alberi monumentali per qualità specifiche e di conseguenza tutelati.   A dispetto di ciò, l’Amministrazione adduce la motivazione della instabilità di alcuni pioppi – non provata tecnicamente – per fare piazza pulita nei luoghi di futura costruzione.

Secondo gli agronomi del circolo di Legambiente questa è un’affermazione soggettiva e non oggettiva e che solo facendo una vera valutazione di stabilità (150 euro ad albero) sia possibile monitorare la salute del patrimonio verde e magari intervenire “chirurgicamente” proprio per evitare un abbattimento indiscriminato.

Da parte di Legambiente e del neonato gruppo culturale albairatese si è insistito sul concetto di inutilità e non necessità di nuove costruzioni sul territorio essendo l’offerta di abitazioni già ampiamente  coperta da case nuove ancora vuote e invendute nell’intero comparto dell’abbiatense.       E la motivazione della destinazione a edilizia convenzionata per giovani coppie è la classica demagogia ricattatoria per giustificare nuove edificazioni. Particolare enfasi è stata  posta sul fatto che il parco è un bene pubblico, e quindi di tutti i cittadini e non di un privato che richiede una trasformazione da terreno agricolo a residenziale. Ma è stato chiaro a tutti che l’amministrazione è sulla difensiva per proteggere una decisione già presa, che vuole imporre nello strumento del governo del territorio (PGT), senza il coinvolgimento degli abitanti e che, almeno finora, non ha tenuto in alcun conto le osservazioni presentate ufficialmente dai cittadini.

Per contro, va preso atto della dichiarazione dell’Amministrazione che si impegna a incontrare cittadini e  associazioni per discutere e individuare eventuali soluzioni alternative alla decisione di costruire nel parco.  

A dibattito concluso una buona parte dei manifestanti si sono recati in bicicletta presso l’azienda agricola di Corbetta “La natura in casa” di Cassani Alberto, che ha fornito un piccolo aperitivo e ha poi illustrato la propria produzione dell’orto biodinamico.

Legambiente sottolinea che il proprio dissenso non si limita solo alla scelta di trasformare una parte del parco “pubblico” in residenziale, ma anche per le decisioni di trasformare in residenziale le altre aree a verde/agricole individuate chiaramente dal nuovo PGT di Albairate.  In aggiunta, andrebbe rilevato che il precedente Piano Regolatore Generale è tuttora in fase di completamento, ossia che ci sono ancora aree verdi ben specificate da rendere edificabili in qualsiasi momento.  Di conseguenza il bisogno (“la fame”) di nuove abitazioni sarebbe ampiamente coperto per moltissimi anni a venire.                                                      Non si vede pertanto la logica di perseverare nel permettere nuove costruzioni tanto più che, dati alla mano, negli ultimi 3 anni gli abitanti del comune sono cresciuti di solo 18 unità e nell’ultimo anno la popolazione è cresciuta di 1 (una) sola persona …….  

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