acqua

Acque superficiali

  • (…) La storica presenza dei Parchi del Ticino, lombardo e piemontese, se per vari motivi, soprattutto di ordine normativo, non ha potuto garantire in modo efficace il controllo diretto della risorsa idrica, ha certamente giocato un ruolo fondamentale nel conservare l’integrità di una fascia perifluviale che non ha eguali nel bacino del Po e ha permesso quindi di mantenere attive le funzioni di immenso filtro naturale rappresentato da questi ecosistemi.
    Nonostante quindi le forti pressioni che insistono su quest’area, ma anche su ambiti esterni che però finiscono per interferire con il fiume – si pensi ad esempio al Canale Scolmatore delle Piene di Nord Ovest, che recapita nel Ticino le acque inquinate dei bacini idrografici posti a nord di Milano – la capacità autodepurativa del fiume e l’effetto tampone della vegetazione boscata sono stati in grado di mitigare impatti antropici sempre crescenti.
    Questa situazione, tuttavia, non deve nascondere il fatto che, sebbene la qualità delle acque del Ticino sia fra le migliori nel panorama dei fiumi dell’Italia settentrionale e non solo, da tempo il fiume non è più balneabile e i parametri microbiologici mostrano livelli di inquinamento significativi, che negli ultimi anni hanno evidenziato un sensibile peggioramento, a riprova dell’incremento della pressione antropica.
    E’ evidente quindi che, nonostante una forte spinta normativa volta alla tutela del patrimonio idrico superficiale e gli sforzi attuati dagli organismi competenti nella gestione e nel monitoraggio della qualità delle acque del fiume, non ultimi i Parchi del Ticino, con il loro impegno di salvaguardia e controllo dell’intero ecosistema fluviale, nel corso degli anni non si sono registrati gli attesi miglioramenti della qualità delle acque del fiume.
    Anche gli interventi volti al miglioramento dell’efficienza dei molti impianti di depurazione presenti nel territorio, con l’introduzione di tecnologie avanzate o la realizzazione di impianti di fitodepurazione ed ecosistemi filtro, non hanno ancora portato risultati evidenti in termini di evoluzione positiva della qualità delle acque fluviali. Una conferma è data dai risultati del monitoraggio dei corsi d’acqua minori, nella maggior parte dei casi i primi recettori delle acque reflue; anche in questo caso si è registrata una situazione sostanzialmente stazionaria, con situazioni di compromissione della rete idrica minore, che ha certamente minori capacità autodepurative rispetto al fiume.
    Va sottolineato, inoltre, che il Ticino, in particolare in recenti annate siccitose, ha mostrato segni di sofferenza sopratutto in relazione alla scarsità delle portate idrauliche, che hanno influito negativamente anche sullo stato qualitativo; i complessi ecosistemi acquatici del fiume, delle zone umide e gli ecosistemi boschivi sono stati pesantemente condizionati dalla regimazione idraulica del Ticino. Le magre estive che, per periodi di tempo significativi, in molti tratti hanno ridotto quasi a zero la portata del fiume e le modalità di gestione della diga della Miorina che, fino ad ora, hanno regolato la fuoriuscita delle acque dal Lago Maggiore, utilizzandole come se provenissero da un bacino artificiale, ha causato picchi di portata seguiti da momenti di asciutta che hanno determinato pesanti ripercussioni sulla fauna e flora acquatiche, causando alterazioni degli ecosistemi e perdita di biodiversità, oltre che inficiando significativamente i processi di autodepurazione.
    E’ per questo motivo che la recente approvazione del protocollo di sperimentazione del Deflusso Minimo Vitale sul Ticino, che sino a poco tempo fa è stato fonte di controversia tra i soggetti utilizzatori della risorsa idrica, tra i quali anche i Parchi del Ticino, si presenta come un fondamentale momento di svolta che si auspica possa garantire nel tempo un maggiore equilibrio degli ecosistemi fluviali, migliorandone la capacità autodepurativa e il potere di diluizione.
    Con ciò non si vuole tralasciare l’assoluta necessità di continui investimenti volti ad incrementare l’efficienza degli impianti di depurazione e la razionalizzazione nell’ambito della gestione delle acque reflue. Così come è importante rimarcare il forte impatto dell’agricoltura intensiva a danno soprattutto della rete idrica minore, che riceve acque di dilavamento ricche di fertilizzanti e presidi chimici .”
    Fonte: La qualità delle acque del Ticino – 10 anni di monitoraggio – Parco Ticino Lombardo 2011 (Conclusioni)

Acque di falda

Acque per uso potabile

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