Consiglio comunale aperto, il nostro NO al centro commerciale

Centro commerciale: annienta un’area di pregio ricca di storia senza neanche dare un euro alla città

Il nostro intervento al consiglio comunale aperto del 4 ottobre 2019 dedicato al Piano Attuativo presentato dalla società immobiliare Essedue srl di Bergamo per costruire un parco commerciale e un lotto residenziale a ridosso dell’ex convento dell’Annunciata e del Naviglio Grande.

La nostra associazione da anni non si stanca di ripetere a qualsiasi amministrazione comunale che la tutela di questo meraviglioso territorio non è solo una questione ambientale, è prima di tutto una questione di identità: senza un’identità, senza un’anima, senza un sentire comune in cui tutti si riconoscono, il tessuto sociale si sfalda. E allora un luogo con una sua storia, un suo vissuto diventa un “non luogo” che gli occhi non vedono più, che si può violentare nell’indifferenza generale. E se succede questo, un luogo, una città, piano piano muore, socialmente prima ed economicamente poi.

Ecco, noi pensiamo che un centro commerciale a due passi dall’Annunciata e dal centro storico, innescherà questa dinamica negativa prima sociale e poi economica. Dinamica che si è già tristemente compiuta lungo la via Dante creando verso Ozzero una periferia disordinata, brutta e sporca, dove i negozi falliscono a ciclo continuo e le case coi loro abitanti non si sentono parte del tessuto urbano e sociale.

Perché questo è il lascito dei centri commerciali, o peggio, dei parchi commerciali che nascono come somma di singoli capannoni come quello di Essedue: “non luoghi” che annientano l’immagine di una città e della sua comunità, perché offrono un’immagine standardizzata, che toglie valore invece che crearlo, che impoverisce il piccolo commercio di vicinato al prezzo di un impatto ambientale e paesaggistico significativo in un’area che lo stesso Pgt di Albetti definisce di alta valenza ambientale.

Se quindi Abbiategrasso, gli abbiatensi, dimenticano cosa rappresenta quella terra, che apparentemente non è che un campo più o meno incolto solcato da qualche fosso – come prova a convincerci l’immobiliare bergamasca Essedue – allora è sulla buona strada per l’annientamento culturale e sociale.

Se invece Abbiategrasso, gli abbiatensi, avranno le difese per resistere all’indifferenza, allora in quello stesso luogo vedranno il disegno dei monaci e dei contadini che bonificarono quelle terre governando le acque, i manufatti idraulici di pietra oggi riscoperti e studiati dai corsi di laurea in ingegneria e beni culturali, le vestigia delle mura del convento, riscopre il Naviglio Grande che scorre silenzioso a due passi, la sua ciclabile e l’Annunciata, un gioiello su cui lo stesso Comune ha investito ingenti risorse per salvarla dall’oblio.

Ecco quindi che questo progetto che rischia di trasformare in maniera irreversibile l’identità della nostra città rischia di realizzarsi anche senza essere governato, favorito da un PGT che permette di edificare qualsiasi spazio libero e dall’assenza di un qualsiasi obbligo di confronto politico e di consultazione pubblica, lasciando libera iniziativa ad una finanziaria immobiliare che non ha mai avuto la volontà di dialogare con la comunità abbiatense. Comunità che invece si è ripetutamente espressa contro la cementificazione di quell’area, vent’anni fa come oggi, con manifestazioni, raccolte firme, e con un’intensa partecipazione nei tavoli di lavoro del PGT, poi cancellato di tutta fretta da questa Giunta, che ha dato così una nuova occasione di successo a chi si era già visto respingere dal TAR già ben tre progetti! E non saranno gli ultimi.

Di più: non si deve accettare la provocazione di un progetto che conia l’assurdità di “parcheggi paesaggistici” o vanta la nascita di un “Parco agricolo”, colorando di verde quei 13 scatoloni di cemento con insegne che inneggiano alla sostenibilità. E che dire quando i proponenti scrivono che questo parco commerciale riqualificherà un’area a loro detta degradata? non c’è nulla di degradato in un campo agricolo, in un prato, in un’area umida, nella vegetazione e nelle rogge che li attraversano! Di degradato c’è invece l’enorme area dismessa della Siltal e della centrale Enel a pochi metri di distanza. Questa sì che è un’urgenza che la politica deve risolvere, un’urgenza che sarebbe anche un’opportunità se solo si potesse discutere del futuro che vogliamo dare a quella zona.

Per noi quindi quel comparto va lasciato così com’è, perché è un luogo pieno di storia cha aspetta solo di essere riscoperta, raccontata e valorizzata. Siamo nell’anno in cui tutto il mondo celebra Leonardo da Vinci e noi lo vogliamo celebrare in questo modo? Con un esercizio di incapacità a governare il nostro stesso territorio?

Ma allora costruiamone altri di centri commerciali, costruiamo anche altre case, perché non averci pensato prima se questa è la miracolosa ricetta per il rilancio della città. Eppure il sindaco nella Commissione II del 23 novembre 2017 così affermava: “si ritiene pertanto più opportuno mettere mano ad un P.G.T. nel quale ci si riconosce. Ad esempio con la tutela della zona nord-est attraverso altri strumenti” e poi più avanti rispondendo a un nostro intervento affermava “intendo tutelare il territorio attraverso altri strumenti”

Ma di quali strumenti stava parlando? Di un nuovo Piano urbanistico che non potrà fare altro che registrare lottizzazioni già approvate, come questa, quella della BCS e di quelle che si stanno facendo avanti dietro all’Ertos? Ma questa Giunta, questo consiglio comunale stanno forse facendo di tutto per cementificare Abbiategrasso prima di varare il nuovo PGT?

E non dimentichiamo anche l’effetto perverso della nuova tangenziale che richiamerà nuovi capannoni, tra cui quelli che rimarranno isolati sulla via Dante. Il Vivo è lì a ricordacelo tutti i giorni e le Istituzioni che voi rappresentate non possono restare indifferenti a queste evidenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Guardiamo invece al modello di quelle città che hanno saputo contrastare questa terribile dinamica dove il potere di acquisto delle famiglie si riduce, le case valgono sempre meno e anche i Comuni introitano sempre meno contributi, queste città hanno investito nelle idee, nell’innovazione, riscoprendo le risorse che hanno portata di mano, sotto gli occhi.

È così ci sono metropoli che tornano a recuperare cascine, a parlare di agricoltura urbana mentre nella nostra città l’agricoltura la si asfalta, non si ascolta la voce dei produttori locali attenti alle dinamiche dei mercati, che producono quei prodotti di alta qualità che questa amministrazione non è disposta ad ascoltare e valorizzare. Ecco allora che il coraggio di quelle aziende agricole locali, studiate perfino livello europeo, che rinunciano a partecipare alla fiera agricola di ottobre, per difendere con coerenza la terra che coltivano tutti i giorni, non deve aggiungersi alle tante voci inascoltate da questa Amministrazione.

Dicevamo: questa città ha una tale ricchezza di storia, cultura e qualità di vita attorno alla quale pianificare un progetto di sviluppo coerente, che non si può però progettare chiudendosi in una stanza con gli avvocati.

All’Amministrazione chiediamo di ascoltare, osare a realizzare quanto propongono le migliori forze della città, senza pregiudizi ideologici e chiediamo di ascoltare i giovani.

Questo luogo non è come gli altri, non è un luogo qualunque: è da vent’anni oggetto di un braccio di ferro con le immobiliari che non permettono nessuna interferenza del regolatore pubblico, qualunque esso sia. Prima la Olmo52, poi Euridea, Eurinvest, Essedue Spa, Essedue srl, tutte quante hanno usato la stessa tecnica di intimidire i decisori con la minaccia, sia chiaro legittima, della giustizia amministrativa e civile mettendo il decisore pubblico sotto la pressione di pagare danni ingenti, cosa che poi non si è mai verificata perché sono state poi sempre approvate piani o varianti a favore dei privati.

Lo vogliamo ammettere quindi che quell’area non è come le altre? Lo vogliamo ricordare cosa è successo nel 2013 quando abbiamo visto le ruspe di notte distruggere l’area umida e parti di rogge secolari?

Chiediamoci quindi se, alla luce di quei fatti, il Comune stia facendo il bene della città o di pochi altri. Soprattutto in considerazione che questo progetto non porterà null’altro alla città tramite gli oneri di urbanizzazione perché non ci sarà alcuna monetizzazione, come riporta la bozza di convenzione che abbiamo letto (art. 6) – cosa che in un mondo normale almeno giustifica le lottizzazioni perché il Comune almeno ne riceve un contraccambio economico. E per di più i futuri costi dell’area verde saranno tutti a carico del Comune (art. 11)! E l’operatore potrà costruire per stralci, un capannone alla volta, con la possibilità di raddoppiare l’indice di edificabilità strada facendo.

Cioè stiamo parlando di un progetto che non darà nessun ritorno certo per la città!

E non dimentichiamoci della ferrovia, a posta a poca distanza da questo piano attuativo ma adiacente a quello di BCS: vogliamo pregiudicarne per sempre uno sviluppo diverso perché l’avremo imbrigliata senza aver provato a progettare qualcosa di nuovo per la città?

Chiudiamo, con le parole ancora attuali di Italo Agnelli già presidente dell’associazione commercianti, persona autorevole, integerrima e coraggiosa che nel 2013 citando le trasformazioni che incombevano sul nostro territorio e sulla nostra città diceva:

L’eventualità assai probabile, che la superstrada possa favorire il trasferimento dei centri commerciali della tangenziale verso la nostra area, sconvolgendone l’assetto e vanificando un modello economico improntato alle risorse connaturate col territorio stesso, ci fornisce un’ottima ragione per non demordere e contrastare con ogni mezzo le spinte speculative di mera convenienza, anche della criminalità organizzata, assolutamente disinteressata alla qualità della nostra vita.

A questa Amministrazione quindi il compito di scongiurare questi pericoli e di salvaguardare il futuro di questa città per chi verrà dopo di noi.

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