L’Area Umida esiste negli atti ufficiali eccome: leggersi il PGT vigente!

  • PGT Abbiategrasso ZONA UMIDA Tavola Coltivazioni agricole

Chi l’ha detto che non esistono documenti ufficiali che individuano l’area umida dell’Annunciata? Forse qualcuno disinformato o forse qualcuno che non vuole dire tutta la verità. Perché l’area umida – che in queste settimane stiamo difendendo dall’attacco dell’immobiliare Essedue e che è oggetto di un’ordinanza sindacale – è ben individuata nell’attuale PGT ed è correttamente cartografata nel Documento di Piano alla voce “zona umida”. L’immagine sottostante, tratta proprio dalla tavola delle “Coltivazioni agricole”, perimetra infatti la zona umida per un’area di circa quattro ettari e la distingue nettamente dalle tipologie di coltivi praticate sul nostro territorio.

PGT Abbiategrasso ZONA UMIDA Tavola Coltivazioni agricole

E se non è sufficiente il Documento di Piano del PGT, ci sono anche numerosi passaggi del Piano delle Regole del PGT (.pdf) che devono essere rispettati in ogni trasformazione dei luoghi, e in particolare se intervengono sul paesaggio e sulla natura dietro all’Annunciata, e che il Comune ha il dovere di fare rispettare. Il Piano delle Regole prevede infatti norme specifiche proprio a tutela della roggia Cardinala, del paesaggio creato dal binomio Annunciata/Naviglio Grande, e della zona umida.

A chi sostiene che quella era un’area coltivata, rispondiamo quindi che dal 6.10.2010, anno di entrata in vigore del PGT, è invece ufficialmente una “Zona Umida”. E che pertanto vanno applicate le norme ambientali a sua tutela (ad es. L.R. 10/2008 per la tutela degli Habitat al di fuori delle aree protette) e quelle tecniche previste dallo stesso PGT, le quali prevedono che ogni intervento deve essere preventivamente concordato con l’Amministrazione e il Parco del Ticino, cosa che ovviamente in questi giorni non si sta verificando. Anzi, qualcuno sta facendo in modo di farla sparire in modo da porre tutta la nostra città davanti a un fatto irrecuperabile e spianare la strada a un centro commerciale di 15 mila mq e a una lottizzazione di 85 mila mq.

Aggiungiamo che il Consiglio Comunale (il 28.09.2011) ha approvato addirittura la Scheda di Azione Biodiversità/Natura (.pdf) che chiedeva di studiare e tutelare l’area umida ai fini di una sua conservazione.

Notiamo però in queste settimane che la disinformazione è molta e che purtroppo si sta alzando un rumore di fondo che ci preoccupa perché sta facendo il gioco di chi ha interessi di parte da difendere (edificatori e non solo), proprio in un momento in cui la città e l’Amministrazione vogliono decidere il futuro dell’area con un percorso partecipato e previsto dalla legge (Variante del PGT), e non dettato dall’urgenza e dalle pressioni speculative di singoli operatori immobiliari.

Infine ricordiamo ancora una volta che i diritti edificatori – con l’entrata in vigore del PGT – non sono diritti acquisiti per sempre, ma possono legittimamente essere rimessi in discussione dalle amministrazioni, fatto ribadito anche da una recente sentenza del Consiglio di Stato, così come abbiamo spiegato durante il nostro convegno contro il consumo di suolo a marzo 2013:

E’ per questo che pretendiamo che l’Amministrazione si muova con celerità per far applicare l’Ordinanza Contingibile e Urgente applicando poteri diretti per il ripristino, altrimenti non rimarrà più nulla su cui discutere nel nuovo PGT e studiare con gli esperti del Parco del Ticino.

E contestualmente l’Amministrazione metta in atto tutte le azioni per far rispettare lo stesso PGT nelle parti che richiedono la salvaguardia preventiva del paesaggio agricolo/naturale del comparto ATS2, perché anche le attività di tipo agricolo e idraulico che sono state messe in atto non ci sembrano affatto rispettose delle norme tecniche dello strumento urbanistico.

 Non è un discorso di agricoltura Sì / agricolotura NO, è un discorso di rispetto delle norme, soprattutto in un brano di territorio che è stato definito in molti atti ufficiali la Porta di ingresso della Città. E che a breve rischia di diventare una monocoltura di sorgo per il discutibile mercato delle biomasse a uso energetico (biogas), e a lungo termine una piastra cementificata a servizio di un ipermercato e di residenze destinate a rimanere vuote, come nelle peggiori periferie metropolitane.

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