Legge sui Parchi: Manca il respiro di una vera riforma

Mortificante la discussione su nomine e componenti: le aree protette della Lombardia richiedono urgenti investimenti e superiori tutele da speculazioni e infrastrutture inutili

“Non può esserci una governance diversa senza maggior trasferimento di risorse: la regione spende per tutti i suoi parchi solo lo 0,4% del costo di BreBeMi”

P1013378.JPG Giovedì prossimo il Consiglio Regionale voterà di nuovo la modifica della legge sulle aree protette dopo che, un mese fa, lo stesso provvedimento era caduto vittima di “fuoco amico” della maggioranza di governo.

La legge sui parchi in 28 anni ha conosciuto la bellezza di 54 modifiche, diventando un grande patchwork di pezze, rattoppi e cancellature. Ma la norma finanziaria resiste immutata dall’ultima modifica introdotta nel 1990, che prevede un contributo regionale annuale per il funzionamento “nella misura massima pari all’80% di quella assegnata l’anno precedente”. Se si fosse sempre applicata questa riduzione progressiva, il contributo regionale al 2011 sarebbe inferiore all’1% di quello iniziale.

Il tema su cui si sviluppa questa ennesima modifica è quello della “governance” dei parchi: fino ad oggi i parchi, pur essendo dichiarati regionali, sono stati retti – con poche eccezioni – da consorzi di enti locali. La riforma poteva essere l’occasione per avvicinarsi al “modello consortile nazionale”, per nulla messo in crisi dallo scioglimento dei consorzi di funzione, anziché scegliere una strada in contrasto con i principi di sussidiarietà. La cosa più grave infatti è quella di non aver modificato un aspetto sostanziale: se la Regione “conterà” di più nelle decisioni di ogni singola area protetta, sarà disposta anche a mettere le risorse per il suo funzionamento, che attualmente gravano quasi interamente sui bilanci di comuni e province? Insomma, il rischio è quello di avere enti forse più snelli, ma privi delle risorse economiche e mezzi per garantirne l’operatività.

“E’ arrivato il momento di pensare ad una vera riforma delle aree protette lombarde – dichiarano Legambiente, WWF e FAI – non è accettabile che la Regione spenda ogni anno per i suoi gioielli naturalistici l’equivalente del costo di 200 metri di un’autostrada come BreBeMi”.

Rispetto ai contenuti della norma, gli ambientalisti contestano in particolare gli articoli relativi “a deroghe e modifiche dei confini dei parchi”.  “Chiediamo al Consiglio Regionale un atto di responsabilità – proseguono le associazioni – la legge che riforma la governance delle aree protette non deve diventare un omnibus a cui attaccare articoli che permettono di rimuovere ogni ostacolo alla realizzazione di infrastrutture devastanti per il territorio, o che permettono di modificare i confini per consentire la realizzazione di edifici in aree tutelate fino al giorno prima”.

Particolarmente preoccupante, proprio riguardo alla “modifica dei confini”, è l’articolo che prevede la possibilità di escludere dal parco le aree edificate: sebbene si tratti di un’ipotesi apparentemente ragionevole, essa potrebbe determinare un vero e proprio smottamento per il Parco del Ticino, che nacque, nel lontano 1974, con la scelta di includere la totalità del territorio dei comuni aderenti, tra cui città come Pavia, Vigevano o Gallarate. “Un cambiamento così radicale – concludono gli ambientalisti – richiede un percorso ben diverso da quello di un comma che, proclamando il ‘liberi tutti’, rischia in realtà di cancellare in poco tempo l’esperienza di questo parco, che è senza dubbio l’ambiente fluviale più prezioso dell’intera Pianura Padana”.

L’Ufficio stampa Legambiente Lombardia

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