No alle modifiche dei confini dei parchi

Il Consiglio regionale intervenga per correggere una norma che farebbe aumentare il consumo di territorio protetto
FAI, Legambiente e WWF: “La riforma della governance sia occasione di responsabilità e rilancio e non di riduzione delle superfici tutelate”
 

Un salto nel vuoto: questo paventano le associazioni ambientaliste della Lombardia come possibile effetto della modifica di legge che verrà votata domani (mercoledì 29 giugno) dal Consiglio Regionale. Ecco i tre pericoli fatali che rischiano i parchi lombardi:

1)  i 120 giorni previsti per il cambio di assetto dei parchi lombardi sono pochi, anzi pochissimi, per operare un così profondo cambiamento statuario. Il rischio è quello della proliferazione di commissariamenti che si aggiunge alla mancanza di garanzie sulle risorse finanziarie.

2) la modifica dell’art. 17 e. 3 della L. 86/83 rende troppo facile (basterà una delibera assembleare) modificare i confini dei parchi e quindi costruire edifici e infrastrutture “con vista parco”.

3) non è necessario abolire i consorzi di gestione, cioè quelli dei parchi lombardi, perché il decreto “Milleproroghe” prevede l’abolizione dei soli consorzi di funzione.

Sono questi tre i punti che, uniti, formano la linea d’attacco di FAI, Legambiente e WWF contro la legge di riforma della L.R. 83/1983 che prevede un ridisegno completo della governance dei parchi lombardi. Lungi dal voler essere “difensori a tutti i costi dello status quo” del modello lombardo, le tre Associazioni non vogliono che la legge di riordino, in votazione oggi al Consiglio Regionale della Lombardia, sia un pretesto per alleggerire il già fragile regime di tutela.

“Siamo preoccupati dai rischi che il ridisegno della governance dei parchi potrebbe determinare su un sistema di aree protette che già non versano in buone condizioni”dichiarano FAI, Legambiente e WWF.

“Contestiamo fortemente il nuovo articolo che permette, con semplice delibera assembleare, di modificare i confini per permettere di costruire edifici e infrastrutture con vista parco – concludono gli ambientalisti -. A tutti i Gruppi del Consiglio Regionale abbiamo chiesto di stralciare questo articolo che nulla ha a che vedere con il riordino delle gestioni, ma sono semplicemente un dono ai costruttori, il cui effetto sarebbe un nuovo incentivo all’aumento del consumo di suolo in territori di grande pregio: se non verrà stralciato questo articolo, la norma resterà gravemente inaccettabile”.

“Non vogliamo fare i difensori ad oltranza dello status quo, perchè il modello lombardo, per quanto virtuoso, non sempre è stato all’altezza delle sfide territoriali – insistono le associazioni – troppo spesso i parchi hanno piegato la testa di fronte a pesanti ed invadenti progetti di infrastrutture regionali. Citiamo il Parco del Ticino, che certo non è stato un baluardo rispetto al folle progetto di Terza Pista di Malpensa, ma nemmeno verso opere inutilmente devastanti come l’autostrada Broni-Mortara o i collegamenti della prevista TOEM, mentre i parchi fluviali dell’Est Lombardia nulla hanno potuto di fronte alla BreBeMi”. Ma gli ambientalisti non vogliono neanche che la legge di riordino diventi un pretesto per alleggerire il già fragile regime di tutela, ed è su questo punto che si concentrano le critiche. Le critiche espresse agli articoli che rendono più facile derogare alle norme del parco per realizzare infrastrutture e opere pubbliche e private entro i confini dei parchi sono state fortunatamente accolte dalla competente commissione nel testo sottoposto all’esame del Consiglio, ma le modifiche non sono sufficienti.

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