Rebus TAR: l’immobiliare può coltivare il suo progetto di centro commerciale perché l’area umida è un campo agricolo (!?)

A circa un anno dall’inizio della battaglia a difesa del “Pagiannunz”, la prima tornata di ricorsi al TAR è stata vinta con incredibile facilità dall’immobiliare che vuole costruire il centro commerciale sull’area umida e i campi agricoli circostanti.

Le ordinanze comunali sono cadute tutte davanti all’evidenza che: l’area umida non è mai esistita, men che meno specie e habitat protetti, e che l’immobiliare – come è logico aspettarsi da una simile attività di impresa – ha il sacrosanto diritto di fare agricoltura, occuparsi di riqualificare i canali e dare lavoro a un onesto operatore per coltivare campi là dove vuole costruire un centro commerciale. E il vincolo del PTCP è ininfluente perché si sa che la Provincia di Guido Podestà è filo-ambientalista e quindi è stata al gioco di Legambiente che si è immaginata aironi, stagni e canneti laddove invece c’erano da sempre colza e sorgo. E ben gli sta al Comune che ha osato intralciare una tradizionale e continuativa attività agricola di cui non si era minimamente accorto negli ultimi 7-8 anni! E quindi aveva proprio ragione il presidente del Parco del Ticino, Beltrami, che da sempre sapeva che quelle ruspe erano utili per bonificare un’area paludosa e malsana al fine di allontanare specie invasive e infestanti dal vero parco naturale che con tanta dedizione ogni giorno difende in prima persona dalle aggressioni dei cementificatori…


 

Che qualcosa non andasse in questa storia l’avevamo intuito da tempo: persone, modi e parole sono stati emblematici di una realtà insolita nel panorama delle normali vertenze per la difesa del territorio.  Per questo le sentenze del TAR non ci sorprendono ma comunque ci fanno arrabbiare parecchio. Perché lo squilibrio di forze e mezzi è stato piuttosto evidente fin da subito. Un fatto su tutti: gli unici documenti naturalistici a difesa dell’area ci risulta siano stati prodotti soltanto dalla nostra associazione (grazie al lavoro volontario e gratuito di esperti professionisti). Unica anche ad aver ottenuto l’unico vero regime di tutela dell’area (Ptcp), seppure tardivo (ricordiamo però che lo chiedemmo nel settembre 2012, ben prima che iniziasse tutta questa vicenda). Eppure stiamo parlando di un’area dentro al Parco del Ticino, che Parco e Forestale avevano segnalato già nel lontano 2008 perché venisse conservata, che Regione ha chiesto di inserire nella Rete ecologica comunale e che il PGT del Comune classifica e regolamenta affinché l’area umida sia studiata e preservata – seppure dislocata – così come il paesaggio circostante.

Eppure, ad oggi, ha vinto la tesi negazionista che tutto quanto abbiamo documentato, fotografato, divulgato (ricordiamoci anche del concorso FAI Luogo del Cuore, il lavoro fatto nelle scuole dal Comitato, il TGR, la manifestazione ecc.) non è mai esistito. Lo stesso vorremmo dire noi della domanda di costruzione del centro commerciale, eppure quella c’è e giace anch’essa al TAR. E speriamo che almeno questa volta gli esiti siano più felici.

E ciò che fa più rabbia è sapere che tanti soldi pubblici sono stati spesi e dovranno essere ancora spesi per provare l’evidenza di un bene comune da conservare.  Parliamo al futuro perché ci aspettiamo che davanti alla richiesta di risarcimento, il Comune abbia la coerenza di opporsi e resistere in appello.

Ecco una piccola sintesi dei principali passaggi amministrativi della vicenda:

Share

Potrebbero interessarti anche...