Referendum: “Privatizzare l’acqua sarà un danno per i cittadini”

Le verità che stanno dietro alla privatizzazione del servizio idrico spiegate da Emilio Molinari

Privatizzare il servizio idrico comporterà sicuramente l’aumento delle bollette e non garantirà nessun miglioramento qualitativo per i cittadini. Questa in estrema sintesi l’analisi che Emilio Molinari – presidente della sezione italiana del Contratto mondiale dell’acqua – ha raccontato giovedì 12 maggio nella sala consiliare del Castello di Abbiategrasso per iniziativa del Comitato abbiatense per i Sì ai Referendum.

Emilio Molinari

Ma come essere così certi che la privatizzazione è un pericolo? E’ presto detto: purtroppo già il 50% degli acquedotti nazionali è passato sotto il controllo più o meno palese di aziende private, e gli effetti negativi sono già evidenti. In media le tariffe sono aumentate del 100% – ovvero sono raddoppiate – e in molti casi sono salite addirittura del 175%. Famoso è il caso nella provincia di Latina, ma i casi non mancano in Toscana e Puglia. E i rincari non sono stati seguiti da investimenti nelle infrastrutture per migliorare o proteggere la qualità dell’acqua che arriva ai nostri rubinetti, o almeno per ridurne le perdite nella rete, che in Italia arriva ancora al 30%.

Ecco il motivo per cui Molinari si è impegnato in prima persona a promuovere un referendum nazionale che cancelli l’obbligo per i Comuni di dare in mano ai privati la gestione dell’acqua pubblica entro la fine dell’anno, voluto dalla cosiddetta Legge Ronchi. Tale legge addirittura introduce un premio sicuro per le imprese per il recupero dei costi di esercizio, e di fatti anche le spese fisse in bolletta sono aumentate per i cittadini con i contatori sotto il controllo privato.

E chi sono le aziende interessate al business dell’acqua? Come è già successo per le sorgenti di acqua minerale, Molinari ha rivelato che la legge Ronchi ha permesso anche alle acque potabili italiane di diventare un’affare per le multinazionali straniere. In prima linea ci sono le francesi Suez Lyonnaise des eaux e Veolia, quest’ultima legata al colosso dell’energia nucleare francese EDF. Il legame acqua-energia è perciò evidente e ciò non fa che confermare l’urgenza di una duplice battaglia referendaria su acqua e su nucleare, due questioni apparentemente indipendenti ma che invece sono legate dai fili della finanza mondiale. Energia ed acqua sono i due beni su cui si giocheranno le future sorti delle nazioni civilizzate.

 

Banchetto Comitato referendario 12 maggio 2011

Che fare allora? Votare Sì ad entrambe i quesiti sull’acqua del referendum del 12 e 13 giugno e permettere che la buona gestione pubblica di molti acquedotti italiani, tra cui quelli della provincia di Milano e delle nostre zone, rimangano sotto il controllo delle amministrazioni comunali e quindi dei cittadini.

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