riforma parchi regionali

Il 1° febbraio 2011 la Giunta regionale ha approvato il Progetto di Legge n. 76 di riforma delle aree protette intitolato “Nuova organizzazione degli Enti gestori delle Aree regionali protette e modifiche alla legge regionale 30 novembre 1983, n. 86 (Piano generale delle aree regionali protette, norme per l’istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali, nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale).

Sintesi della Riforma proposta da Regione Lombardia

La legge di riforma individua tre ambiti di intervento:

  1. la governance mediante la trasformazione degli attuali consorzi in enti di diritto pubblico, con la partecipazione obbligatoria, anche in termini contributivi, degli enti locali territorialmente interessati (Comuni, Province, Comunità Montane);
  2. l’efficienza gestionale e la riduzione della spesa a seguito della manovra di luglio del Governo (legge 122/2010) mediante l’esercizio in forma associata o convenzionata, da parte di più parchi, di una serie di funzioni;
  3. la semplificazione per l’individuazione dei parchi naturali, per le rettifiche ai confini dei parchi, per l’approvazione del piano del parco naturale (che sarà approvato dalla Giunta regionale e costituirà un titolo specifico del PTC di parco regionale), e la definizione delle deroghe per le opere di interesse pubblico.

Considerazioni sulla Riforma

L’effetto più subdolo e pericoloso – ma meno evidente – è contenuto nella trasformazione della governance dei parchi, cosa che comporterà il rinnovo completo degli enti, a partire dall’approvazione dei nuovi statuti, dei piani territoriali fino alla nomina dei nuovi amministratori. In molti approfitteranno di questa occasione per chiedere la revisione dei confini, per mettere in discussione le regole di protezione e per rivedere il sistema contributivo degli enti aderenti. Questo comporterà facilmente la paralisi degli enti parco e il rischio maggiore è di vedere nascere dei nuovi enti con un netto ridimensionamento delle aree di parco regionale e con minori finanze a disposizione. La tipologia di ente di diritto pubblico poi costringerà gli enti parco a rispettare il Patto di stabilità, limitando ulteriormente l’impegno delle risorse a disposizione.

Di fatto poi, si cambierà solo la facciata dei Consorzi Parco – si dice obbligati dal Decreto Milleproroghe del ministro Calderoli – perché nasceranno nuovi enti molto simili a quelli di prima dal punto di vista dell’architettura organizzativa, con l’unico scopo di  garantire lo stipendio agli attuali Consigli d’Amministrazione ma gravando ancora sui bilanci delle comunità locali.

Altro effetto di questa riforma è lo smantellamento dei regimi di tutela assicurati dalle aree naturali prevedendo un regime di deroga alle infrastrutture. Sarà possibile escludere dalle aree protette anche quelle zone già compromesse dall’urbanizzazione e senza compensazione ambientale qualora siano interamente comprese nel parco, condizione che interessa numerosi comuni del Parco del Ticino.

Terzo effetto eclatante è il declassamento della valenza giuridica del piano del Parco Naturale, azione che sgretola il sistema di protezione delle aree naturali. Le aree di parco naturale, che rappresentano il cuore delle aree protette, potranno essere facilmente ridimensionate con una delibera di Giunta anziché dal Consiglio regionale, evitando quindi un confronto democratico e plurale con i rappresentanti dei cittadini.

Quarto effetto è la sottrazione delle decisioni finora competenza delle comunità locali trasferendo i poteri direttamente alla Regione che nominerà pure un componente del Consiglio di gestione. Si accentrano e attribuiscono i poteri alla sola Giunta Regionale eliminando il ruolo democratico del Consiglio Regionale che finora deteneva almeno i compiti di pianificazione (ad es. l’approvazione del Parco Naturale). Si cancella di fatto il modello organizzativo decentrato che aveva contraddistinto il Parco del Ticino fin dal 1974 e che aveva fatto scuola a livello regionale (l.r. 86/83) e nazionale (legge quadro delle aree protette n. 394/91). E nonostante questo protagonismo centralista, saranno sempre gli enti locali a dover garantire i fondi ai parchi, senza alcun contributo aggiuntivo di Regione.

Rimane infine un’altra pericolosa incognita sul futuro degli Enti Parco: la Regione avrà il potere di imporre ai parchi l’esercizio in forma associata delle funzioni amministrative, gestionali e tecniche, cosa che potrà comportare sì una diminuzione di spesa ma indiscutibilmente una minore efficienza proprio delle procedure amministrative e un possibile trasferimento di personale in altre sedi.

Posizione e Proposte

Per le ragioni sopraesposte, non condividiamo il Progetto di Legge n. 76/2011 di riforma degli Enti di gestione delle aree protette.

Riteniamo infatti che tale riforma non abbia l’effetto di aumentare l’efficienza e l’efficacia delle funzioni peculiari degli Enti parco in un’ottica condivisibile di economicità, con l’obiettivo ultimo di migliorarne il funzionamento e assicurare una più efficace protezione del territorio e della biodiversità.

Anzi, riteniamo che tale riforma avrà l’effetto di smantellare il sistema di tutela della aree protette lombarde ridimensionandone i confini e mirando a depotenziare le funzioni di pianificazione, controllo e vigilanza.

In particolare riteniamo inaccettabile il sistema di deroghe, il declassamento del piano del Parco Naturale, il sistema di nomina politica degli organi di governo, la diminuzione delle risorse economiche. Respingiamo anche la trasformazione in enti pubblici che avrà effetti perversi dovuti al rispetto del Patto della Stabilità e all’incertezza sul futuro del personale tutto e in particolare quello di vigilanza.

Le associazioni chiedono invece che Regione Lombardia investa maggiori risorse economiche nelle aree naturali protette lombarde, dotandole di enti efficienti con un’adeguata dotazione di personale (tecnico, amministrativo e di vigilanza), diretti da organi di governo con esperienza qualificata e condivisi con le realtà territoriali che fanno parte dei parchi includendo rappresentanze delle associazioni ambientaliste. Per questo pensiamo che gli enti parco debbano rientrare a far parte di diritto nel sistema degli enti regionali.

Aggiornamento:

mercoledì 29 giugno 2011 la legge è stata discussa in Consiglio Regionale e si è conclusa con il “rinvio” del progetto di legge alla Commissione VIII, proposto dallo stesso relatore Saffioti.  I lavori sono stati sospesi dopo la discussione di soli 13 emendamenti su 93, quando, con voto segreto, l’emendamento n. 28 presentato dal PD, che prevede in relazione al Consiglio di Gestione, all’art. 2, comma 6, l’eliminazione delle parole “previa acquisizione del nominativo del componente designato dalla Regione”, è stato accolto con 39 voti favorevoli e 35 contrari.

La legge approvata:

PDF: LR_12_2011_BURL Riforma parchi regionali – Legge regionale 4 agosto 2011, n. 12 “Nuova organizzazione degli enti gestori delle aree regionali protette e modifiche alle leggi regionali 30 novembre 1983, n. 86 (Piano generale delle aree regionali protette. Norme per l’istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali, nonche’ delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale) e 16 luglio 2007, n. 16 (Testo unico delle leggi regionali in materia di istituzione dei parchi)”.

Il Progetto di Legge presentato dalla Giunta regionale:

Osservazioni al Pdl presentate dai vari portatori di interesse:

Pareri e commenti di supporto:

Rassegna Stampa:

Comunicati Stampa:

Normativa sulle Aree Protette:

Articolo del Decreto Milleproroghe che interessa i Parchi:

  • «44. Fino alla data di entrata in vigore di ciascuna legge regionale di riordino e comunque non oltre il 31 dicembre 2011, i consorzi di funzioni costituiti per la gestione degli enti parco istituiti con legge regionale sono esclusi dall’applicazione della disposizione di cui all’articolo 2, comma 186, lettera e), della legge 23 dicembre 2009, n. 191. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente comma, valutati in euro 800.000 per l’anno 2011, si provvede mediante riduzione delle dotazioni di parte corrente, relative alle autorizzazioni di spesa di cui alla Tabella C della legge 13 dicembre 2010, n. 220, i cui stanziamenti sono iscritti in bilancio come spese rimodulabili, per l’anno 2011, fino a concorrenza dell’onere.» Decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 303 del 29 dicembre 2010), convertito con legge del 26 febbraio 2011 n. 10 «Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie.»
  • «186. In relazione alle riduzioni del contributo ordinario di cui al comma 183, i comuni devono altresì adottare le seguenti misure: a) soppressione della figura del difensore civico di cui all’articolo 11 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; b) soppressione delle circoscrizioni di decentramento comunale di cui all’articolo 17 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, e successive modificazioni; c) possibilita’ di delega da parte del sindaco dell’esercizio di proprie funzioni a non piu’ di due consiglieri, in alternativa alla nomina degli assessori, nei comuni con popolazione non superiore a 3.000 abitanti; d) soppressione della figura del direttore generale; e) soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali, facendo salvi i rapporti di lavoro a tempo indeterminato esistenti, con assunzione delle funzioni già esercitate dai consorzi soppressi e delle relative risorse e con successione ai medesimi consorzi in tutti i rapporti giuridici e ad ogni altro effetto.» Legge Finanziaria 2010, Legge 23.12.2009 n° 191 , G.U. 30.12.2009
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